La mia storia //

La mia storia inizia con la danza. Il Bharata Natyam, teatro-danza dell’India, è stato il mio primo grande amore; un arte performativa intesa come entità danza-teatro-musicale, assolutamente completa. Mi tuffo in uno studio profondo della tecnica, della disciplina, del dettaglio, dell’intenzione dietro al gesto, della presenza. Una passione totale per la musica, per il ritmo, per la imprescindibile presenza del suono nella danza. Questo studio è possibile grazie all’incontro con grandi maestri di questa arte, in Italia ed in India con Maresa Moglia, Krishnaveni Laksmanan, Pushpa Shankar, e in Inghilterra con Stella Uppal. Lo studio della musica carnatica con grandi insegnanti come Seetarama Sharma e K.K.Krishnamurti.
Mi ritrovo sul palco già da giovanissima nella compagnia di Maresa Moglia, Mangalam, in una ricca tourneè in Italia ed a Londra: danza, performance, amore puro.

Negli anni inizio ad incuriosirmi della danza contemporanea, mi innamoro ancora una volta trovando il mio linguaggio espressivo nell’improvvisazione, nelle tecniche post-moderne, la Composizione Istantanea e del Contact Improvisation.
Vado a vivere negli Stati Uniti, sono laureanda alla Columbia College Chicago (IL) e qui ho la fortuna di studiare con grandi esponenti delle pratiche di danza post-moderna fra cui Selene Carter, Kathleen Maltese, Mark Koenig, e nel futuro continuerò a sviluppare con grandi artisti come Nita LIttle, Ruth Zaporah. Questo è un linguaggio per me familiare, vendendo dalla filosofia Indiana : certe pratiche si affacciamo sull’Oriente con parallelismi e similitudini, diverse esperienze e strumenti di consapevolezza. Il west che si affaccia sorridendo sull’east e che trova un suo linguaggio espressivo. Nel periodo Chicagoense abito in una residenza per Artisti, the Three Arts Club of Chicago, aperto solo ad artiste, donne. Lì condividiamo, studiamo, pratichiamo, viviamo in sorellanza. Una comunità di Donne e di Arte. Cosa significa scegliere di Essere una Donna Artista? Cosa significa fare della propria vita, arte e della propria arte, vita? Tante domande. Studio Filosofia e Religioni Comparate, con il ben noto cristiano-induista Wayne Teasdale.
Negli USA ho l’occasione di danzare molto, mi unisco alle Jam sessions, seguo il collettivo Glacier a giro per il gli Stati dei Grandi Laghi americani, partecipo alle più svariate performance, non do limiti alle opportunità che mi si dispiegano davanti…  comincio sentire sulla e nella mia pelle l’effetto combinato della Danza Classica Indiana e della pratica di Improvvisazione. In cosa dovrei identificarmi? Più in vanti non mi porrò più questa domanda… A Chicago incontro anche lo Yoga. La precisione e il rigore dell’Iyengar Yoga. Mi ricordo fatica a stare seduta ferma, ma allo stesso tempo il grande desiderio di esserne in grado.

Tornata in Europa, qualche anno più tardi mi laureo e sono sono la prima studentessa della London Contemporary Dance School (UK) a ricevere un diploma di Laurea BA(Hons) in Danza Contemporanea con specializzazione in Danza Indiana. Fondamentale è l’incontro con la maestra e coreografa Stella Uppal, e la sua compagnia Sankalpam con la quale danzo tuttora; Stella ha una prospettiva illuminante dell’India e la sua Arte, con la sua estetica, con la sua bellezza viscerale, emozionante, ma che allo stesso tempo viene distillata, cristallizzata, in nome di una ricerca dell’essenziale. Rifletto e pratico sul significato profondo, individuale e collettivo, della danza Indiana nel contemporaneo. Nelle vacanze tra un semestre e l’altro vado a studiare in India, a Chennai dai maestri dell’accademia Kalakshestra; diversi mesi con diverse personalità danzanti incredibili come Pushpa Shankar, Janardanan, Chadrashekar. E davanti a tutto lo studio della musica con il grandissimo 

Danzo e collaboro, lavoro, mi muovo, finchè non mi sposto in Messico. Sono ospite della compagnia Collettivo Muuval: nuovi incontri, nuove culture, nuovo entusiasmo. Per diversi giochi del destino, rimango più del dovuto.
Torno in Italia affrontando la danza della vita per eccellenza, ossia la maternità; metto alla prova il mio corpo, la mia vita indipendente di artista, rifletto ancora sul tema di cosa mi definisce, chi sono, e qual è il mio ruolo. Nuove idee e nuove gioie mi portano a Siena.

Di una cosa sento esigenza: l’uso della voce. Mi applico nel lavoro con il teatro, insieme a Francesco Burroni e AresTeatro, con Mila Moretti e Teatro2. Scopro altri aspetti di questa Voce, nuovi potenziali, metto alla prova il suono, riscoprendo l’amore per la poesia, per le parole, per i testi. Improvviso. Compongo. Mi immergo nella musica jazz, in dialoghi danzati, con preziose collaborazioni con Alessandro Giachero e Mirco Mariottini ed altri.

Nel frattempo metto alla luce anche Spazio Sinfisi Danza, un luogo di ricerca, di studio, continuando a portare avanti indipendentemente il mio percorso inter-culturale e inter-disciplinare che ha come centro focale la pratica della danza, il linguaggio del corpo danzante. Mi destreggio fra la Danza Indiana e l’Improvvisazione, tra la codificazione tecnica e la pratica di essere reattivi ed attivi nel momento presente, riscopro e reinvento ogni giorno un mio linguaggio.

Faccio parte a tutti gli effetti di quella generazione di danzatori e di praticanti del movimento, che ha avuto la fortuna di studiare in Oriente e in Occidente, di avere a disposizione più chiavi di lettura del corpo e della mente, del significato e del valore dell’arte, del corpo visto come Tempio, un dono prezioso… ritrovarsi con un grande bagaglio di conoscenza ed una enorme matassa da sbrogliare. La soluzione sta nella pratica; praticare, praticare, praticare. Danzare e assaporare il silenzio. Meditare. Ascoltare. Fare una scrematura, andare dal grossolano al sottile, cercando l’essenziale.

Dal desiderio di silenzio l’universo mi fa incontrare Carlos Fièl e la sua propettiva sullo Yoga; studio nella sua scuola di Sadhana Yoga. Per quattro anni seguo la formazione per diventare Insegnante di Yoga. Un nuovo capitolo si apre per me assaporando la quiete della meditazione, la lentezza della ricerca consapevole, l’accettazione. Lo Yoga in questa fase chiude un cerchio nel mio percorso di ricerca, unisce il ponte fra la Danza Indiana e la Danza contemporanea.

La pratica e la filosofia Yoga consente un accesso diverso al mio lavoro, mi permette di avvicinare le persone a sé stessi e fare esperienza di sé in maniera parallela alla performance. Vedo gli altri esseri umani con un altro spirito, lavoro con le persone anziane, con i bambini, con adulti nelle campagne toscane.

Continuo sempre a collaborare attivamente con artisti, musicisti, coreografi. Costantemente sono alla ricerca di nuovi incontri, nuove condivisioni, trascendendo le frontiere delle singole discipline artistiche ed affacciandomi alle più svariate possibilità di comunicazione. Non mi interessa ciò che ci divide, che ci differenzia, ma ciò che ci unisce.

Collaboro dal 2017 con il grande artista Jérôme Bèl danzando nel solo Danser come si personne in regardait. Abbiamo portato questo lavoro al Centro Pecci a Prato e successivamente alla Biennale de Danse di Lyon. Presenza, essenzialità, abbandono. Al di fuori dei limiti del palco e del teatro, fuori dagli spazi convenzionali.

Recentemente incontro Marina Abramović, vengo accolta dalla sua collaboratrice Lynsey Peisinger ed ho la fortuna di partecipare al suo workshop Cleaning the House, di preparazione e di training per eseguire live alcune performance della Abramović durante la mostra The Cleaner, Palazzo Strozzi; a Firenze per un periodo di quattro mesi eseguo re-performance live di storiche opere di Marina come Imponderabilia, Luminosty, Cleaning the Mirror. 

E da qui la storia continua…

Mi occupo di corpo, di movimento, di presenza.
Mi occupo di danzare per condividere uno stato di profonda connessione con la vita stessa, la meraviglia, lo stupore, la bellezza. Risvegliare a ciò che c’è ed esiste irreperibilmente in quel momento.
Mi occupo di avvicinare le persone a guardare il proprio corpo, ad imparare da quello che già c’è, a vedersi ed a riconoscersi. Mi interessano i limiti che ci poniamo nel corpo e nella mente, ed il percorso che ognuno prende per accorgersene, per crescere, per evolvere.

you need not to know what you are. Enough to know what you are not. what you are you will never know, for every discovery reveals new dimensions to conquer. The unknown has no limits
Nisagardatta Maharaj

Arte, Danza, Pensieri

East meets west \\ past meets present

Il compito del danzatore contemporaneo presuppone un complesso studio del movimento, un’indagine costante sul proprio corpo, possibile tramite la pratica dell’improvvisazione ad esempio.

Un’esplorazione del movimento a 360° che guarda alle possibilità kinestetiche ma anche al comportamento umano. La ricerca avviene in questo modo partendo dall’interno di sé e riverberando all’esterno, nel corpo, nelle sue emozioni, nelle relazioni con gli altri.

La pratica della danza viene vissuto come yoga, ossia strumento di conoscenza. Una conoscenza intima che nasce dalla propria esperienza della realtà, attraverso i propri sensi, il piroforo, i propri muscoli, la propria pelle. Vedersi e sentirsi nel movimento e poi riconoscersi nel silenzio e e nell’immobilità della meditazione.

È nella visione del corpo come un entità unica corpo-mente che danza, si muove, attraversa lo spazio, crea relazioni e così  arriva agli altri, che non può esistere al di fuori delle interconnessioni col suo ambiente ed i suoi simili; è con questa visione che l’est e l’ovest trovano terreno comune.

Un terreno dove un corpo danzante racconta storie, pur con gestualità sia estranee a noi, oppure consuete.
Racconti con un inizio ed una fine.
Racconti estemporanei. Nati per caso.
Leggende di Dei dell’antichità.
Racconti di quotidiana bellezza. Racconti urbani. Bellezze inconsuete.

Ognuno di questi racconti è legato all’urgenza della poesia, nel senso più stretto del termine, cioè quello di comporre, con metodo, concentrazione, e totale dedizione. Per donare agli altri qualcosa di prezioso.

Ogni popolo si porta dietro le sue storie. Ogni persona porta addosso le proprie storie.
Ci sono racconti in cui si trascende il tempo e si accede a uno spazio comune di esperienza. Un ‘altro’ luogo.
Nella tradizione Indiana si parla di Rasa (gusto, essenza, sapore) ; creare questo Rasa, può essere l’obiettivo dell’arte, di sollevare e trasportare colui che guarda in questo spazio parallelo, dove arrivano e sono possibili suoni mai ascoltati, parole mai sentite, colori mai visti prima.